Archivio per Marzo 2009
Via di Uscita
Marzo 29, 2009Pietra col buco
Marzo 29, 2009
presa da qui
Rivoluzione
Marzo 28, 2009Ghandi era Ghandi per il lavoro che ha fatto dentro di se che poi lo ha portato a fare ciò che ha fatto, riuscendo a far muovere contro le ingiustizie interi popoli, in modo non violento.
Mi auguro che il nuovo Ghandi si chiami Obama. Mi piace il suo approccio che partendo dal possibile, tramite il Dialogo, anche con i cosiddetti “nemici”, prova a fare ciò che sembra oggi impossibile.
Le posizioni giuste, corazzate dentro un atteggiamento ideologico, che parte dall’impossibile, saranno sempre indebolite nella loro forza di coinvolgimento delle masse che è il passo finale per realizzare le vere rivoluzioni. Spesso mi ritrovo con gran parte delle idee della sinistra massimalista, come in quelle del cattolicesimo, o di altre tradizioni religiose, anche se sono agnostico.
Il problema dei vari approcci è l’attegiamento dogmatico, per molti aspetti in opposizione tra loro ma per molti altri comune.
Questo pone delle barriere che rendono il Dialogo impossibile, spesso anche per realizzare ciò che è condiviso.
Così in Italia e non solo trova spazio ilpopulismo telecratico che crea consenso con la suggestione ipnotica generalizzata che opera attraverso il mezzo più potente di perversione delle masse, la televisione. E’ anch’essa una rivoluzione ma dell’apparenza, della esteriorità, della bellezza da mostrare più che da posssedere. La televione ci pone il prosciutto posto sugli occhi della mente, ci ipnotizza in modo tale che noi spettatori, in stato di ipnosi, condizioniamo la televisione stessa ,attraverso l’Auditel, nella scelta del mezzo che ci ipnotizza meglio, ottundendoci le capacità di pensare criticamente.
Accettazione della realtà
Marzo 27, 2009Francesco R.
Epigenetica
Marzo 25, 2009“L’epigenetica consiste in tutte quelle cose occulte e meravigliose che la genetica non è in grado di spiegare”.
Denise Barlow (Vienna, Austria)
“Il DNA non è altro che un nastro su cui sono registrate le informazioni, inutile senza un apparecchio che consenta di leggerlo. L’epigenetica è il lettore di nastri”.
Bryan Turner (
Birmingham, UK)
“Mi rifaccio metaforicamente al computer paragonando il disco rigido al DNA e i programmi all’epigenoma. È possibile accedere a determinate informazioni memorizzate sul disco rigido del computer attraverso i programmi, ma ci sono aree protette da password e altre ad accesso libero. Direi che stiamo indagando sul perché alcune aree sono protette da password e altre sono libere”.
Jörn Walter (
Saarland, Germania)
“In un nucleo di pochi micrometri sono contenuti circa 2 metri di DNA. Stiamo cercando di capire i meccanismi di accesso al DNA, considerando il ridotto volume del nucleo”.
Gunter Reuter (
Halle, Germania)
“Dalla gestione delle informazioni nel nucleo deduciamo che determinate informazioni genetiche sono strettamente condensate nel genoma. Alcune devono inoltre essere sempre attive, come i geni housekeeping, quindi in epigenetica le informazioni vengono gestite come a casa: quelle sempre necessarie non le riponiamo, mentre le vecchie pagelle della scuola le teniamo in una scatola in soffitta”.
Peter Becker (
Monaco, Germania)
“La differenza fra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro. Una volta scritto il libro, il testo (i geni o le informazioni memorizzate nel DNA) sarà identico in tutte le copie distribuite al pubblico. Ogni lettore potrà tuttavia interpretare la trama in modo leggermente diverso, provare emozioni diverse e attendersi sviluppi diversi man mano che affronta i vari capitoli. Analogamente, l’epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture, a seconda delle condizioni variabili con cui il modello viene interrogato”.
Thomas Jenuwein (
Vienna, Austria)
Bryan Turner (
Jörn Walter (
Gunter Reuter (
Peter Becker (
Thomas Jenuwein (
Rupert Sheldrake and Bruce Lipton
Marzo 24, 2009
2009, anno di Darwin o di Lamarck?
Marzo 19, 2009Già mezzo secolo fa il biologo americano Tracy Morton Sonneborn (1905-1981) osservò che il protozoo Paramecium aurelia può trasmettere alla progenie cicatrici superficiali acquisite. Nei processi di riproduzione sessuata, durante la coniugazione due cellule di Paramecium si appaiano formando un ponte citoplasmatico attraverso il quale avviene lo scambio di materiale genetico. Quando i partner si separano, ognuno riacquista la sua struttura superficiale normale; a volte però, a causa di una separazione difettosa, uno dei partner mantiene un frammento della superficie dell’altro e trasmette poi questa struttura superficiale cicatriziale ai suoi discendenti per molte generazioni. Analogamente, cellule di lievito che vengono esposte per un breve periodo di tempo a un determinato zucchero cambiano il loro metabolismo per poter utilizzare tale zucchero come alimento. Quando lo zucchero è rimosso, le cellule “ricordano” come digerirlo e trasmettono questa informazione per centinaia di generazioni. Questi cambiamenti ereditabili non implicano modifiche del DNA: nel primo caso la superficie cellulare sembra funzionare da stampo per produrre una nuova superficie organizzata in modo identico, mentre nel secondo a essere trasmesso è probabilmente uno stato metabolico che rimane fissato sia nella cellula originale sia nelle cellule figlie.
Una teoria dell’evoluzione fondata sulla trasmissione genetica di caratteri acquisiti fu formulata più di due secoli fa dal il biologo francese Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829). Questa concezione fu poi ripresa e proposta senza scrupoli come dogma dall’agronomo e ciarlatano sovietico Trofim Denisovich Lysenko (1898-1976), in quanto suggeriva la possibilità di produrre una nuova generazione di cittadini geneticamente adattati alla società sovietica. Oggi sappiamo che l’evoluzione normalmente non funziona così; ma a volte fa eccezioni che confermano la regola.
Charles Darwin (1809-1882) e Alfred Russel Wallace (1828-1913) presentarono il loro rivoluzionario concetto di evoluzione alla Linnean Society di Londra nel 1858; un anno più tardi la teoria fu esposta da Darwin nel suo storico libro L’origine delle specie per selezione naturale. A quel tempo non si sapeva ancora nulla né di geni né di DNA; se Darwin e Wallace avessero conosciuto la genetica moderna, avrebbero sostenuto che l’evoluzione procede sulla base di mutazioni casuali del DNA di un organismo, seguite dalla selezione dei mutanti dotati di una maggiore capacità di riprodursi nel proprio habitat. L’ambiente può causare mutazioni, ma non influenza gli effetti che queste mutazioni hanno sull’organismo. In altre parole, l’evoluzione si basa su mutazioni “cieche” seguite da una selezione “finalizzata”.
Questi principi sono ancora corretti; esistono però eccezioni, anche se molto rare, che non compromettono la validità del concetto di evoluzione ma lo arricchiscono con una sana dose di eresia. La scienza cerca sempre di riesaminare le teorie generalmente accettate alla luce dei dati più recenti; non fornisce mai verità assolute, solo spiegazioni che rispecchiano nel miglior modo possibile le conoscenze e le prove disponibili.
Questa è la visione di Bruce Lipton estratta da un post precedente la cui fonte originale è
questaMAB: Che parte ha l’evoluzione in tutto ciò?
BL: Beh, come si è scoperto, Darwin aveva torto. La scienza di oggi ignora le teorie darwiniane basate sulle nozioni di lotta e competizione, anche se potrebbero volerci anni prima che questo fatto arrivi sui libri di testo. La cooperazione e la comunità sono in realtà i principi fondamentali dell’evoluzione, oltre che della biologia cellulare. Il corpo umano rappresenta lo sforzo cooperativo di una comunità di cinquantamila miliardi di cellule. Una comunità, per definizione, è un’organizzazione di individui impegnati a sostenere una visione comune.
Jean-Baptiste Lamarck aveva visto giusto già cinquanta anni prima di Darwin. Nel 1809 egli scrisse che i problemi che avrebbero afflitto la società sarebbero venuti dal suo distacco dalla natura, e che ciò avrebbe provocato la dissoluzione della società. La sua concezione dell’evoluzione era che un organismo e il suo ambiente interagiscono in modo cooperativo. Se vuoi capire il destino di un organismo, devi capirne le relazioni con l’ambiente. Egli capì che la separazione dall’ambiente ci priva della nostra fonte. Aveva ragione.
E se pensi all’epigenetica, ti rendi conto che oggi la teoria di Lamarck ha trovato dei fondamenti. Quando non si conoscevano processi che provassero le sue teorie, Lamarck sembrava uno stupido, anche perché credevamo all’idea neo-darwiniana secondo cui il corpo è soggetto al controllo genetico. Invece oggi la scienza più evoluta ci mostra che Lamarck aveva ragione, dopo tutto.
Problemi e soluzioni
Marzo 18, 2009tratto da Innernet di
U.G., iconoclasta e maestro-non-maestro anticonvenzionale, colpisce al nucleo delle credenze di chi è su un percorso di ricerca. La ricerca delle soluzioni da parte del ricercatore come barriera alla ricerca stessa e l’importanza di essere in contatto con la rabbia affinché questa “bruci se stessa esattamente là dove si origina e agisce”.
D: Qual è il tuo consiglio quando abbiamo un problema?
U.G.: Voi non potete fare altro che creare i problemi. Prima di tutto create il problema e poi non siete per nulla interessati a guardare i problemi. Non affrontate i problemi. Siete molto più interessati alle soluzioni che ai problemi. Questo vi rende difficile osservare il problema.
Io vi suggerisco “Guardate bene, voi non avete alcun problema”. Voi asserite con tutta l’enfasi che potete, e con grande animosità “Guarda, io ho un problema”.
Va bene, avete un problema. Qualcosa vi assilla e dite “Ecco questo è il problema”. I dolori fisici sono reali. In quel caso andate dal medico, lui vi dà una medicina, che può essere più o meno buona, più o meno tossica, e questa produce qualche sollievo, anche se di breve durata. Ma le terapie che questa gente vi sta fornendo intensificano solo un problema che non esiste. State solo cercando le soluzioni. Se ci fosse qualche cosa di vero in queste soluzioni che vi vengono offerte, il problema dovrebbe essersene andato, dovrebbe scomparire. In realtà, il problema è ancora presente, ma voi non mettete mai in discussione le soluzioni che questa gente vi sta offrendo come sollievo o come qualcosa che può liberarvi dai problemi.
Se voi metteste in discussione le soluzioni che vi sono offerte da quelli che vendono queste cose nel nome della santità, dell’illuminazione, della trasformazione, trovereste che in effetti non sono le soluzioni. Se lo fossero, avrebbero dovuto produrre i risultati voluti ed avrebbero dovuto liberarvi dal problema. Ma non lo fanno.
Ma voi non mettete in discussione le soluzioni perché credete che chi vi propone queste cose non possa ingannarvi, non possa essere un mascalzone. Per voi egli è un illuminato o un dio che cammina sulla superficie della terra. Magari però quel dio può illudersi, e autodistruggersi, magari indulge nel suo auto-inganno e continua a vendervi questa robaccia, questa merce scadente.
Voi non mettete in discussione le soluzioni, perché in quel caso dovreste mettere in discussione anche coloro che vi forniscono queste soluzioni. Ma voi siete convinti che non possano essere disonesti, un santo non può essere disonesto.
Eppure, dovete mettere in discussione le soluzioni perché non stanno risolvendo il problema. Perché non le mettete in discussione e non testate la loro validità? Quando vi rendete conto che non funzionano, dovete gettarle via, buttarle nella spazzatura, fuori dalla finestra. Ma non lo fate perché c’è la speranza che in qualche modo quelle soluzioni vi daranno il sollievo che cercate. Lo strumento che state usando, cioè il pensiero, è lo stesso che ha creato questo problema, quindi non accetterà mai e poi mai la possibilità che quelle soluzioni siano una fregatura. Ma esse non sono affatto la soluzione.
La speranza vi fa andare avanti. Tutto ciò vi rende difficile osservare il problema. Se una soluzione fallisce, voi andate da qualche altra parte e adottate un’altra soluzione. Se anche questa ultima fallisce, ne cercate un’altra ancora… Continuate a comprare soluzioni e neanche per un momento vi domandate: “Qual è il problema?”.
Io non vedo nessun problema. Vedo solo che voi siete interessati alle soluzioni e venite qui e ponete la stessa richiesta: “Vogliamo un’altra soluzione”. E io vi dico: “Queste soluzioni non vi hanno aiutato per nulla, quindi perché ne cercate un’altra?”. Ne aggiungereste solo un’altra alla vostra lista, per trovarvi alla fine esattamente al punto di partenza. Se vedete l’inutilità di una, le avete viste tutte. Non dovreste provarne una dopo l’altra.
Quanto sto suggerendo è che se una di quelle fosse stata la soluzione, avrebbe dovuto liberarvi dal problema. Se quella non è la soluzione, allora non c’è nulla che possiate fare; e poi il problema non esiste nemmeno. Quindi, non avete alcun interesse a risolvere il problema, perché ciò sarebbe la vostra fine. In realtà volete che il problema rimanga. Volete che la fame rimanga perché se non aveste fame non andreste a cercare questo tipo di cibo da tutti questi santoni. Quello che loro vi danno sono solo degli scarti, pezzetti di cibo, e voi siete soddisfatti. Poniamo per un istante che questi leader spirituali, questi terapisti possano darvi tutto il pane, cosa che peraltro non possono fare perché non ce l’hanno, che ve lo promettessero, ma lo tenessero qui, nascosto da qualche parte… solo promesse. Ve lo darebbero solo pezzetto dopo pezzetto. In questo modo non trattate direttamente con il problema della fame, piuttosto che farlo siete molto più interessati ad ottenere un pezzetto in più da quel tizio che vi promette le soluzioni.
Quindi, voi non state trattando il problema della vostra fame, siete molto più interessati ad ottenere altre briciole da quel tizio, piuttosto che affrontare il vostro dilemma.
cont. su Innernet
Lamarckismo
Marzo 16, 2009Il lamarckismo è una teoria biologica elaborata dal naturalista francese Lamarck.
Prima di Lamarck si pensava che le specie fossero così come erano state create, e quindi immutabili (creazionismo). Il formidabile lavoro di riorganizzazione delle conoscenze botaniche e zoologiche svolto da Linneo cominciava però a suggerire che potessero esservi delle relazioni tra specie simili, e Linneo stesso, che era fissista, avanzò verso la fine della sua vita l’ipotesi che, attraverso l’ibridazione, potessero formarsi specie nuove. Anche Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, avanzò qualche ipotesi evoluzionista (il termine evoluzione verrà coniato più tardi dal filosofo Herbert Spencer). A partire dalle sue osservazione sugli invertebrati, Lamarck pubblicò nel 1809 l’opera Philosophie zoologique, dove giunse alla conclusione che gli organismi così come si presentavano, fossero il risultato di un processo graduale di modificazione che avveniva sotto la pressione delle condizioni ambientali. Formulò, perciò, l’ipotesi che in tutti gli esseri viventi sia sempre presente una spinta interna al cambiamento che li fa diventare sempre più complessi e che si manifesta attraverso “l’uso e il disuso delle parti” e “l’ereditarietà dei caratteri acquisiti”. Ciò significa che, in seguito all’uso od al disuso di una parte del corpo, l’individuo tende a sviluppare certe caratteristiche (caratteri acquisiti) che tramanda poi ai discendenti. In questo modo, i vari adattamenti, sommandosi e trasmettendosi attraverso le generazioni, avrebbero dato luogo a nuove specie, diverse dalle precedenti. Anche Darwin stesso ammetteva che l’uso e il non uso di una struttura da parte di una generazione si sarebbe riflesso nella generazione successiva.
Nessuna specie poteva, quindi, essere considerata antica quanto la natura, ma era invece il risultato di una continua ed incessante trasformazione.
Secondo Lamarck questi due principi fornivano la spiegazione più plausibile dell’esistenza dei fossili, delle attuali diversità delle forme viventi e delle evidenti parentele tra gli organismi.
Questo concetto è il fondamento delle teorie evolutive. Lamarck spiegava l’evoluzione secondo quattro principi:
- negli organismi vi è una spinta interna verso la perfezione;
- gli organismi sono capaci di adattarsi all’ambiente;
- la generazione spontanea è frequente;
- i caratteri acquisiti durante la vita sono trasmessi alla prole.
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Intervista a Bruce Litpon
Marzo 16, 2009Il genoma e la criptonite
A spasso per il Campo con Bruce Lipton
a cura di Meryl Ann Butler
In questa nuova intervista Lipton approfondice dei temi già noti al lettore di Scienza e Conoscenza, approfondendo in maniera ancora più incisiva e comprensibile il legame tra cellule, credenze, stress e manifestazione della realtà. Alla fine la risposta è: consapevolezza!
Leggetelo attentamente: abbiamo forse un’altra opportunità?
Conduciamo la nostra esistenza in base a quello che riteniamo sia il nostro mondo, le nostre capacità e i nostri limiti. Che conseguenze avrebbe lo scoprire che queste credenze sono sbagliate? Che ogni cosa, dal DNA al futuro del nostro mondo, si basa su un semplice «Codice della realtà» che è possibile cambiare e migliorare a volontà?
MAB: Bruce, l’incontro tra il lavoro tuo e quello di Gregg Braden è davvero emozionante! Grazie per aver accettato di condividere alcuni tuoi pensieri con noi.
Dott. Bruce H. Lipton: Grazie, sono felice di partecipare!
MAB: Il punto di partenza del tuo libro, La biologia delle credenze, è che gli esseri umani non sono, come pensavamo prima, vittime dei loro geni, ma che l’ambiente ha un effetto diretto sul nostro DNA. Vorresti approfondire?
BL: Certamente. Fino a tempi recenti, si pensava che i geni fossero auto-attuativi, cioè potessero accendersi e spegnersi da soli. Come risultato, oggi la maggior parte delle persone si ritengono dei robot genetici, cioè che i geni controllano la loro vita.
Le mie ricerche, invece, segnano l’inizio di una concezione radicalmente nuova della scienza cellulare. La nuova biologia rivela che noi “controlliamo” il nostro genoma, anziché esserne controllati. Oggi è riconosciuto che l’ambiente, e più precisamente le nostre percezioni o interpretazioni dell’ambiente, controllano direttamente l’attività dei nostri geni. Ciò spiega perché la gente può guarire spontaneamente da patologie ritenute permanenti.
MAB: Allora è davvero il caso di parlare di «primato della mente sulla materia»?
BL: Sì, questa nuova concezione della biologia umana non considera il corpo un mero apparato meccanico, ma ingloba il ruolo della mente e dello spirito. Questa nuova prospettiva è fondamentale in ogni processo di guarigione, perché riconosce che quando cambiamo la nostra percezione o le nostre credenze, mandiamo messaggi totalmente diversi alle nostre cellule, provocando la loro riprogrammazione.
Questa nuova scienza si chiama epigenetica. Esiste da sedici anni, ma solo ora il grande pubblico sta imparando a conoscerla. Per esempio, l’American Cancer Society è un’organizzazione che fa ricerca sui geni del cancro da circa cinquanta anni. Ebbene, questa società ha scoperto che solo circa il 5% dei casi di cancro ha legami con la genetica; il 95% non ha nulla a che fare con la genetica. Recentemente, l’American Cancer Society ha pubblicato una statistica dove si dice che il 60% dei casi di cancro si può evitare cambiando stile di vita e dieta. Quindi, oggi ci dicono: «Dipende dal tuo stile di vita, non dai geni».
MAB: Per cui l’agognata «fonte della giovinezza» potrebbe in realtà trovarsi dentro di noi?
BL: Dentro ognuno dei nostri corpi, in questo momento, ci sono miliardi di ceppi cellulari, cellule embrionali concepite per riparare o sostituire tessuti e organi danneggiati.
Comunque, l’attività e il destino di queste cellule rigenerative sono epigeneticamente controllati. Ciò vuol dire che esse sono profondamente influenzate dai nostri pensieri e percezioni dell’ambiente. Quindi, ciò che pensiamo dell’invecchiamento può interferire o migliorare il funzionamento dei ceppi cellulari, provocando la nostra rigenerazione o il nostro declino fisiologici.
MAB: Che parte ha l’evoluzione in tutto ciò?
BL: Beh, come si è scoperto, Darwin aveva torto. La scienza di oggi ignora le teorie darwiniane basate sulle nozioni di lotta e competizione, anche se potrebbero volerci anni prima che questo fatto arrivi sui libri di testo. La cooperazione e la comunità sono in realtà i principi fondamentali dell’evoluzione, oltre che della biologia cellulare. Il corpo umano rappresenta lo sforzo cooperativo di una comunità di cinquantamila miliardi di cellule. Una comunità, per definizione, è un’organizzazione di individui impegnati a sostenere una visione comune.
Jean-Baptiste Lamarck aveva visto giusto già cinquanta anni prima di Darwin. Nel 1809 egli scrisse che i problemi che avrebbero afflitto la società sarebbero venuti dal suo distacco dalla natura, e che ciò avrebbe provocato la dissoluzione della società. La sua concezione dell’evoluzione era che un organismo e il suo ambiente interagiscono in modo cooperativo. Se vuoi capire il destino di un organismo, devi capirne le relazioni con l’ambiente. Egli capì che la separazione dall’ambiente ci priva della nostra fonte. Aveva ragione.
E se pensi all’epigenetica, ti rendi conto che oggi la teoria di Lamarck ha trovato dei fondamenti. Quando non si conoscevano processi che provassero le sue teorie, Lamarck sembrava uno stupido, anche perché credevamo all’idea neo-darwiniana secondo cui il corpo è soggetto al controllo genetico. Invece oggi la scienza più evoluta ci mostra che Lamarck aveva ragione, dopo tutto.
MAB: In che modo tutto ciò si ripercuote a livello cellulare?
BL: Le informazioni provenienti dall’ambiente vengono trasferite alla cellula attraverso la membrana cellulare. Prima pensavamo che il nucleo della cellula fosse il suo cervello. Ma nel 1985 ho scoperto che in realtà il cervello della cellula è la membrana. Il nucleo, come si è scoperto, è di fatto il centro riproduttivo.
La membrana cellulare controlla le condizioni dell’ambiente e quindi invia segnali ai geni, per innescare processi che serviranno alla sua sopravvivenza. Nel corpo umano, il cervello invia messaggi alla membrana cellulare per controllare il comportamento e l’attività genetica della cellula. È così che la mente, tramite il cervello, controlla la nostra biologia.
Per esempio, una disciplina importante nelle scienze della salute è la psiconeuroimmunologia. Letteralmente, questo termine significa: la mente (psico) controlla il cervello (neuro) che a sua volta sovrintende al sistema immunitario (immunologia). È così che funziona l’effetto placebo!
Quando la mente percepisce l’ambiente come sicuro e amichevole, le cellule si focalizzano sulla crescita. Le cellule devono svilupparsi affinché il corpo continui a funzionare in modo sano.
Al contrario, in situazioni di stress, le cellule assumono un atteggiamento di difesa protettiva. Quando ciò accade, le risorse energetiche del corpo, normalmente impiegate per sostenere la crescita, vengono dirottate a questi sistemi che forniscono protezione. Il risultato è che in un sistema stressato i processi di crescita sono limitati o sospesi.
Nei casi di stress acuto (breve) l’organismo è in grado di adattarsi, mentre uno stress cronico o prolungato è debilitante, perché le richieste energetiche del corpo interferiscono con la manutenzione richiesta, e ciò porta a patologie e disfunzioni.
Per esempio, la paura che si è diffusa negli Stati Uniti dopo l’undici settembre ha avuto un effetto devastante sulla salute dei nostri cittadini. Ogni volta che il governo lancia l’allarme per un nuovo possibile attacco terroristico, la paura da sola fa sì che gli ormoni dello stress frenino la nostra biologia e si preparino a una risposta di difesa.
In seguito all’attacco al World Trade Center, la salute del Paese è caduta a picco e i profitti delle aziende farmaceutiche sono saliti alle stelle (registrando un aumento del 100% in meno di cinque anni!).
Quel sistema di allarme basato sul codice colorato, poi, è causa di un’altra grave conseguenza. In stato di paura, gli ormoni dello stress modificano il flusso del sangue nel cervello. In situazioni normali, il sangue fluisce al cervello concentrandosi soprattutto nel proencefalo, la sede del controllo conscio. In condizioni di stress, le vene del proencefalo si restringono, costringendo il sangue a dirigersi verso il romboencefalo, il centro dei riflessi inconsci. In poche parole: quando abbiamo paura, diventiamo più reattivi e meno intelligenti.
MAB: Nel tuo seminario hai parlato di come riceviamo l’informazione dello stress. Potresti approfondire l’argomento?
BL: Certamente. La principale fonte del segnale di stress è la voce centrale del sistema, la mente. La mente è come il conducente di un veicolo.
Se siamo bravi a gestire il nostro comportamento e le nostre emozioni, possiamo aspettarci una vita lunga e produttiva. Al contrario, i comportamenti improduttivi e una gestione inadeguata delle emozioni sono come un conducente maldestro che stressa il veicolo cellulare, interferendo con il suo funzionamento e provocando un collasso.
L’informazione dello stress può arrivare alla cellula dalle due menti separate che formano la voce centrale che controlla il corpo.
La mente conscia (auto-consapevole) è l’io pensante, la mente creativa che esprime il libero arbitrio. È l’equivalente di un processore a 40 bit, perché può gestire le informazioni provenienti da circa 40 nervi al secondo. Per contro, la mente inconscia è un supercomputer provvisto di un database di comportamenti pre-programmati. È un potente processore a 40 milioni di bit, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo. Alcuni programmi derivano dalla genetica: sono i nostri istinti. Tuttavia, la grande maggioranza dei programmi inconsci vengono acquisiti attraverso le nostre esperienze di apprendimento.
La mente inconscia non è la sede del ragionamento o della consapevolezza creativa; è un meccanismo rigido di reazione agli stimoli che funziona «in playback». Quando dall’ambiente viene percepito un dato segnale, la mente inconscia attiva per riflesso una reazione prestabilita. Non è affatto necessario pensare!
Il risvolto pericoloso del pilota automatico è che i comportamenti inconsci sono programmati per avvenire senza il controllo, o l’osservazione, dell’io conscio. I neuroscienziati hanno scoperto che il 95% – 99% del nostro comportamento è sotto il controllo della mente inconscia. Di conseguenza, è raro che noi osserviamo questi comportamenti, e ancora di più che ne siamo consapevoli.
La tua mente conscia percepisce che sei un bravo conducente, ma è l’inconscio che per la maggior parte del tempo tiene le mani sul volante. E l’inconscio può condurti alla rovina.
Siamo stati educati a credere che usando la forza della volontà possiamo annullare i programmi negativi del nostro inconscio. Sfortunatamente, per fare questo, è necessario mantenere una vigilanza costante sul proprio comportamento.
Non esiste nell’inconscio un ente osservante che analizzi i comportamenti “pre-registrati”. L’inconscio è un meccanismo che agisce esclusivamente «in playback». Di conseguenza, non viene fatta alcuna distinzione tra comportamento inconscio buono e cattivo: sono tutte “registrazioni”. Non appena la tua consapevolezza viene meno, la mente inconscia mette automaticamente in atto i suoi programmi preregistrati, basati sull’esperienza.
MAB: Come abbiamo acquisito i nostri programmi inconsci, in primo luogo?
BL: Il cervello prenatale e neonatale opera prevalentemente alle frequenze EEG delta e theta, nei primi sei anni della nostra vita. Questo modesto livello di attività cerebrale è definito come lo stato ipnagogico.
Quando si trova in questa trance ipnotica, al bambino non vanno insegnati direttamente comportamenti specifici. Egli acquisisce il suo programma comportamentale semplicemente osservando i genitori, i fratelli, i coetanei e gli insegnanti.
Inoltre, l’inconscio di un bambino “scarica” dall’esterno anche credenze relative a se stesso. Quando un genitore o un insegnante dice a un bambino piccolo che sta male, è stupido, cattivo o buono a nulla, queste informazioni vengono “scaricate” come un dato di fatto nell’inconscio del bambino. Tali credenze acquisite costituiscono la voce centrale che controlla il destino della comunità cellulare del corpo.
MAB: Certo, è piuttosto deprimente! Mi sembra che la nostra mente inconscia sia come un pezzo di criptonite verde del pianeta natale di Superman, ovvero l’unica cosa che può privarlo dei suoi superpoteri. La criptonite è simile alle fondamenta rocciose dell’infanzia. Come hai detto in precedenza, l’inconscio non è cattivo per natura… E nemmeno la criptonite lo è. Tuttavia, è attraverso questi canali che la programmazione ricevuta nell’infanzia ci limita nell’età adulta, derubandoci – giudicando da ciò che dici – dei nostri superpoteri! Molte persone si sentono vittime bloccate e impotenti, nonostante il fatto che le loro intenzioni consce siano focalizzate sul successo. Così arriviamo alla domanda decisiva: in che modo è possibile riprogrammare l’inconscio?
BL: Per modificare la “registrazione” di un comportamento, devi spingere il pulsante record e ri-registrare il programma che contiene i mutamenti desiderati. Ci sono molti modi per fare ciò sulla mente inconscia.
Innanzitutto, possiamo diventare più consapevoli di noi stessi e fare meno assegnamento sui programmi inconsci automatici. Quando siamo più consapevoli, diventiamo padroni del nostro destino, anziché vittime della nostra programmazione. Questo cammino è simile allo stato di presenza dei buddhisti.
Secondo: l’ipnoterapia clinica affronta direttamente i problemi nello stato ipnagogico.
Inoltre, possiamo usare molte nuove tecniche psico-energetiche che provocano una rapida e profonda riprogrammazione delle credenze inconsce limitanti. Queste sono forme di Superapprendimento che aprono e integrano entrambi gli emisferi del cervello allo stesso tempo, permettendoci di riscrivere i nostri programmi inconsci. Usando questi processi, che dal punto di vista meccanico sono simili allo spingere il pulsante record nel registratore dell’inconscio, siamo in grado di liberarci dalle percezioni limitanti, le credenze e i comportamenti auto-sabotanti.
Tra le tecniche di lavoro sull’energia psichica, vi sono Psych-K, Holographic Repatterning, EFT (Emotional Freedom Techniques, Tecniche di rilascio emozionale), EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) e Body Talk (Parlare al corpo).
MAB: Poiché costruisco labirinti, so che molte persone sperimentano pace e benessere profondi semplicemente camminando in un labirinto, oltre a un senso di atemporalità, come in uno stato alterato o ipnagogico. Molte guarigioni spontanee sembrano un risultato diretto della camminata nel labirinto, e io stessa ho avuto esperienze di guarigione e di eccezionale benessere. Secondo te, anche questa potrebbe essere una tecnica per riprogrammare l’inconscio?
BL: Credo che qualsiasi processo che espanda la consapevolezza di sé e ci permetta di osservare e interagire con il nostro inconscio apra la porta alla trasformazione. Grazie alla consapevolezza, possiamo attivamente trasformare la nostra vita per colmarla di amore, salute e prosperità. L’uso di queste nuove tecniche di “soprascrittura” fornisce un modo per comunicare con le cellule del tuo corpo ed è un ponte verso la biologia trasformativa e la psicologia.
MAB: È stato meraviglioso. Grazie, Bruce, per aver condiviso le tue intuizioni!
BL: Grazie, mi sono divertito!
Gregg Braden e Bruce Lipton stanno aprendo la via alla consapevolezza della nostra interconnessione con il Campo Quantistico, guidandoci verso un sapere nuovo ed emozionante. Anche il modo di presentarsi di questa dinamica coppia è significativo: Gregg e Bruce sono l’esempio vivente della cooperazione da loro stessi predicata! Essi presentano il loro lavoro in una danza sinergica perfettamente armonizzata, mentre le due distinte braccia delle loro scienze convergono, è il caso di dirlo, al cuore.
