Meat the truth – Carne, la verità sconosciuta

giugno 21, 2009

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Capitalismo e fame nel mondo

giugno 20, 2009
Prendo spunto da un commento ad un post della mia amica Tisbe su “Il grande successo del capitalismo: un miliardo di affamati” e riporto il commento che pressocchè ho condiviso sia su Facebook che sul suo blog.

Il capitalismo, questo capitalismo, non è il miglore dei mondi, ma al momento non ne conosciamo altri che lo siano.
Se pensiamo a cosa c’era prima del capitalismo, in Italia e altrove, non possiamo dire che andava meglio, da molti punti di vista. Il problema di questo capitalismo è la mancanza di rispetto della dignità altrui. Se questo aspetto fosse considerato, la democrazia si autososterrebbe da sola, senza la necessità di etichette tipo capitalismo o altro. Nell’ALTRUI includo anche l’ambiente.

Nonostante tutti i limiti, il capitalismo democratico, accompagnato da un sistema di sopporto ad ampio raggio delle fasce più deboli, rimane il sistema che garantisce quello che i comunusti italiani cercano di portare avanti, partendo da un presupposto sbagliato. Per essere a favore di una causa non si deve necessariamente essere contro un’altra che la contrasta, solo perchè non c’è rispetto di dignità altrui. Il problema non è il padrone, nè il potere in sè, ma l’uso che si fa della posizione di dominanza. Senza padrone non esisterebbe il dipendente, l’operaio. Inutile lottare contro il padrone per favorire l’operaio. Alla fine ci perdono entrambi e lo scontro rimane. Togliamo la necessità dello scontro e cerchiamo un dialogo continuo affinchè venga rispettata al meglio la dignità di ognuno. Cambiare terminologia, DIALOGO invece di LOTTA, di per se cambia la percezione di cosa si ha di fronte. Non a caso Obama parla di dialogo più che di guerra anche con un certo tipo di Islam. Col dialogo ad un certo punto c’è possibilità di arrivare ad una unità di intenti, seppur parziale. Con lo scontro ognuno rimane chiuso dentro le proprie barricate, che casualmente, nel caso dei comunisti italiani, si innalzano fra persone che dovrebbero parlare uno stesso linguaggio. E l’operaio vota LEGA!

Io personalmente propendo verso una SOCIETA’ DELLA DECRESCITA, che non può che essere di natura capitalista, un capitalismo che gestisce risorse limitate in un contesto che assicuri il benessere di tutti, senza rinunciare ad una sana competizione basata sulla meritocrazia e sul rispetto altrui. Prima di arrivare a questo come mi auguro, credo le crisi saranno ben più dure di questa, perchè come stiamo vedendo, seppur il seme della decrescita sia in giro, e qualche piantina nella coscienza della gente stia crescendo, si sta riproponendo come soluzione alla crisi, essenzialmente la stessa ricetta di sempre. L’albero del PIL deve crescere, crescere, crescere sempre di più, senza chiederci cosa comporti questo, a livello sociale e ambientale.

Caterpillars

giugno 20, 2009

Fonte

NOIA

giugno 19, 2009

La noia è una spinta verso situazioni non noiose. Quando inzuppati del proprio malessere non si sente più la noia si è fottuti. Finchè ci si annoia c’è sempre una forza motrice vitale.


Abbuffata di informazioni

giugno 19, 2009
La grande disponibilità di informazioni, di facile e rapido accesso, non sempre di buona qualità, anche sui media più importanti, crea spesso un indigestione nello stomaco del cervello che, alla lunga, fa diminuire la fame di novità. Questo se non si è tossici, per cui l’indigestione è solo una storia per sentirsi in colpa, ma non per impedire di ripetere l’abbuffata.

Rupert Sheldrake and Bruce Lipton – A Quest Beyond the Limits of the Ordinary

giugno 15, 2009

In italiano

More about La mente estesa

di Rupert Sheldrake
More about La biologia delle credenze
di Bruce Lipton

Competenza e incompetanza

giugno 15, 2009


Le differenze fra una persona competente e una persona incompetente trovano dimostrazione nell’ambiente che frequentano

Ron Hubbard

Essenza e apparrenza

giugno 13, 2009


La nostra essenza non è nell’apparenza

ma l’apparenza dà il senso dell’essenza

Terapia provocativa

giugno 11, 2009
Usare l’ironia, il paradosso e l’ umorismo per guarire la mente: é possibile e funziona. Lo dimostrano i settemila casi di pazienti trattati dal prof. Frank Farrelly, il padre della “terapia provocativa”…. “Io non faccio miracoli di guarigione – ha detto Farrelly – io sono solo un catalizzatore. Un piccolo elemento che può favorire un grande cambiamento”. La “terapia provocativa”, che è anche il titolo del libro scritto da Farrelly nel 1963, è nata diciannove anni fa in un momento di sconforto. Farrelly era giunto alla 91.ma seduta con un paziente schizofrenico ricoverato da tempo in ospedale, che non aveva alcuna intenzione di guarire. Anzi, il paziente «regrediva» come dicono gli psichiatri. Allora Farrelly sbottò: “Se continui cosi ti dovrò dare la pappetta come i neonati. Poi perderai il controllo: ti farai la pipì addosso e ti dovrò cambiare i pannolini. E siccome hai un culo enorme mi ci vorrà un lenzuolo matrimoniale. Tu sarai nella storia della medicina il primo neonato con pelo pubico”. Il paziente dapprima diventò rosso, poi scoppiò a ridere e da quel momento cominciò a collaborare. In sole sei sedute guarì e fu dimesso dall’ospedale. Era nata la “terapia provocativa”.

Farrelly pensa che l’ umorismo possa essere non solo curativo ma anche preventivo dei disagi e dei disordini mentali. “Il proverbio dice: una mela al giorno leva il medico di torno. Io dico: una risata è meglio”. Farrelly cita le ultime ricerche dell’università di Stanford in California e l’ultima opera di William Frye(“Manuale di humour in ‘psicoterapia”) e afferma che la risata ha effetti biochimici importanti: dal punto di vista fisiologico è equivalente a una bella corsa a piedi.
E poi si è scoperto che il cervello rilascia encefaline durante il riso.

Insomma una risata fa bene sia ai sani che ai malati: “l’ansietà diminuisce – afferma Farrelly – aumenta I’autostima”.

“Con l’anestesia della provocazione umoristica – afferma Alessandro Vannucci – in terapia possiamo toccare insieme al paziente zone scollanti della psiche senza bruciarci. Dal fatto di vedere la sua immagine, il suo mondo e le persone per lui significative in modo strano, imprevisto, mai visto, nascono nuove possibilità di rappresentarsi e di essere nel presente e nel futuro. E’ una terapia umanistica, non interpretativa, ma basata sul fatto di far sperimentare al paziente altre parti di sé, rispetto a quelle con cui si identifica e che sono responsabili del problema per cui si sottopone alla terapia”. Resta il fatto che i nastri-video con cui Farrelly documenta le sue sedute terapeutiche sono spesso umoristicamente irresistibili. “All’ ultimo congresso junghiano a Città del Messico – ha ricordato Farrelly – c’erano molti serissimi psichiatri che cercavano di trattenersi dal ridere. Ma erano così buffi che facevano ridere gli altri”.

di Cesare Protetti

fonte integrale: Marco Avena

RIFONDARSI DENTRO

giugno 11, 2009
Se vogliamo cambiare l’andazzo di questa società BISOGNA RIFONDARSI DENTRO, CIASCUNO DI NOI NEGLI ASPETTI CHE CI RIGUARDANO..a volte difficili da identificare perchè l’abitudine trasforma tutto in normalità.

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